Of houses, people and weddings

Ryan e Olympia vivono in una yurta.

Questa yurta, per la precisione...

Per strano che possa suonare è proprio così: vivono in una yurta che hanno costruito con le loro mani. Insieme hanno spianato il terreno, mischiato terra, sabbia, paglia e cacca di mucca e fabbricato il pavimento. Insieme hanno eretto i pali, costruito la raggiera e coperto la costruzione. Insieme (e con l’aiuto di amici e parenti) hanno poi aggiunto una piccola cucina, costruito scaffali, montato la stufa a legna. È una yurta postmoderna, per così dire, non è coperta con tappeti di feltro ma con teli pubblicitari di plastica…

Della Toyota, nientemeno...

…è collegata alla rete elettrica ed a quella idrica; non è di fatto progettata per essere smontata e trasportata. Un nomade mongolo probabilmente non la riconoscerebbe come tale.

Ma ne apprezzerebbe sicuramente la pianta circolare...

È una bella costruzione, anche se nelle notti di vento la copertura trema e si lamenta, anche se chi non è abituato si aspetta da un momento all’altro di vedere tutto prendere il volo.

Oly e Ryan sono persone originali e questa originalità si rispecchia chiaramente nella loro casa, ma quella di costruirsi il proprio riparo è una prassi comune da queste parti (anche se ad essere onesti non tutti scelgono una tenda mongola per ripararsi dagli elementi).

...e ad essere ancora più onesti, alcune riescono meglio di altre!

Dopo tre settimane di California, comincio a capire perché. C’è un legame speciale che si crea con l’abitazione che hai fabbricato con le tue mani, che hai visto crescere pian piano mentre abitavi in una tenda o un caravan, sulla quale hai speso sudore e fatica.

Nonostante tutto, ne vale la pena

C’è una soddisfazione tutta particolare quando finalmente (completata o meno) la TUA casa è in grado di proteggere te e la tua famiglia, c’è qualcosa in un’abitazione di questo tipo che parla di te al mondo, che dice “questa è la NOSTRA CASA”.

E tutto ciò naturalmente mi fa pensare (sapevate che ci saremmo arrivati prima o poi, no?) al rapporto tra abitante e abitazione. Non è la prima volta, l’ho già visto in passato anche sul Continente Esaurito: il formicaio/labirinto di Hugues Bourgueil e la casa modello di Theo Kaiser sono una concretizzazione della personalità di chi le ha costruite, né più né meno della yurta di Ryan. È solo che qui tutto sembra molto più chiaro, molto più esplicito.

Esattamente la stessa sensazione ho provato ai due matrimoni ai quali ho avuto la fortuna di partecipare. Le nozze di Ryan e Olympia (che sembra il titolo di un poemetto dell’Arcadia) sono state una celebrazione pagana. Un rito dove vento, bosco, animali e terra svolgevano ruoli altrettanto importanti degli sposi e degli invitati. Una settimana dopo la comunità di Petrolia ha celebrato un altro matrimonio, un’altra festa in mezzo ai boschi; ma stavolta sembrava di assistere ad un musical: i testimoni cantavano, gli sposi danzavano, tutta l’assemblea se la spassava mentre le convenzioni se ne andavano (meritatamente) giù dallo scarico.

Ciascun rito era completamente diverso dall’altro ma qualcosa li accomunava: ognuno rappresentava in modo assolutamente inequivocabile le personalità di chi stringeva il vincolo, ognuna delle due cerimonie gridava al mondo: “GUARDATECI! QUESTI SIAMO NOI!”. Non posso fare a meno di sperare che il mio (sempre più improbabile) matrimonio sia più simile a questi che al classico chiesa(o municipio)/ristorante… Molti probabilmente a questo punto storceranno il naso, penseranno “Americanate” e forse, dal loro punto di vista, avranno anche ragione.

In fondo, stiamo parlando del paese dove le auto crescono sugli alberi...

E intendiamoci: non sto dicendo di aver trovato la terra promessa; anche qui ci sono problemi, crisi economica, conti da pagare e litigate violente. Siamo pur sempre umani, diamine! Soltanto non posso fare a meno di chiedermi: è davvero meglio lasciare che secoli di convenzioni e abitudini abbiano il sopravvento? Quante persone paralizzate conosco che potrebbero fiorire (o almeno provare a farlo) in un ambiente del genere? Quanti Imperatori e quante Imperatrici, liberi da vincoli e paranoie potrebbero finalmente realizzare il loro vero potenziale?

Imperatore/Imperatrice nel senso più metaforico possibile, si intende...

È preferibile seguire i binari del già fatto, già visto, già detto? Siamo noi a decidere o le nostre paure (o peggio, quelle altrui che ci sono state inoculate quando non potevamo difenderci)? Non sarebbe più divertente, più utile, più SANO lasciare che la persona che siamo veramente (o almeno quella che più desidereremmo essere) venisse alla ribalta, una volta tanto? BAH!

La scimmia ora è perplessa... lasciatemi solo, lasciatemi solo...

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2 risposte a “Of houses, people and weddings

  1. Ma se ti lasciamo solo vedrai Astaroth?

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  2. …e il Pozzo dei Desideri.

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