Stavolta andiamo sul personale

 

Non c'è niente da ridere, lo so, ma non è una buona scusa per mettersi a piangere.

La strada è un nastro di asfalto che si dipana verso sud, mentre la natura cambia intorno a me. Gli abeti e i redwood lasciano il posto a querce e manzanillas, l’influenza dell’oceano si fa sempre meno presente, i prati diventano gialli e il cielo è una coppa di zaffiro incandescente. Fa caldo mentre viaggiamo verso Nevada City, dove mi preparo a ritrovare l’altra metà della mela, fa caldo ed io non posso fare a meno di ritirarmi nella mia testa e pensare. Probabilmente continuerei a farlo anche se separassi la testa dal resto del corpo…

Penso alle scuse che ci raccontiamo pur di non farci carico delle nostre responsabilità, penso al male che ci facciamo e che facciamo a chi sosteniamo di amare di più, penso alla fortuna che mi ha sempre baciato nonostante io guardassi dall’altra parte, tutto impegnato a trovare un capro espiatorio per le mie mancanze. Penso all’arroganza e alla prepotenza di un bambino che pesta i piedi e punta il dito, incapace di accettare la realtà dei fatti, troppo pesante per una schiena di vetro. Con che diritto poi?

Ho mancato di rispetto a chi ha prestato la sua carne perché avessi un corpo, ho mancato di rispetto a tutto ciò che di buono mi è stato dato per concentrarmi su qualche buco. È un mestiere ingrato quello del genitore, la scelta giusta non è mai quella “giusta”. Ho mancato di rispetto a chi ha dovuto affrontare ostacoli veri e colossali, a chi è stato violato da chi doveva proteggerlo, a chi non ha mai conosciuto amore; a chi, nonostante tutto, ha raddrizzato le spalle e trovato la sua strada.

Nel 2002 (un secolo fa!) scrivevo queste cose per me e me soltanto, permettetemi di condividerle:

È peggio avere un pessimo genitore, un genitore medio o un genitore “straordinario”? Intendo per la formazione del carattere. Personalmente sono portato a credere che il genitore medio sia quanto di peggio, ma forse mi lascio influenzare dalla mia esperienza personale.

Un genitore pessimo può bastonarti, può ignorarti, può ubriacarsi, tornare a casa alle tre di notte e cercare di uccidere la mamma. Può anche darti la forza di reagire allo schifo, può finire con un coltello nel suo stomaco, questo è vero, ma potresti anche fare un sacco di strada solo per il gusto di vedergliela percorrere quando avrà bisogno di te. Un genitore “straordinario” può schiacciarti con la sua personalità, relegarti nel ruolo del “figlio di”. Al di là dei vantaggi puramente economici può essere una bella spina nel fianco. Un genitore medio è… medio. Non c’è quando hai bisogno e generalmente se c’è fa la cosa sbagliata. Oppure arriva in ritardo e pretende che tu porti indietro l’orologio solo per lui. Non fa mai niente di veramente cattivo. Non ti picchia fino a farti sanguinare e non ti lascia sul balcone la notte di Natale. Generalmente si fa notare per la sua assenza.

E sta tutta qui la fregatura! Perché il legittimo (?) rancore che provi per tutte le cose che non ti ha dato, è inevitabilmente contaminato da un misto di senso di colpa e di quel sentimento che dice “ma guarda un po’ quanto sono stronzo”. Alcuni hanno preferito sparire che continuare a sopportare una situazione del genere.

 

Ma guarda un po’ quanto sono stronzo… Credo che i miei genitori mi abbiano sempre dato più di quanto mi hanno fatto mancare; mi hanno sempre dato tutto il loro amore nonostante a volte il loro modo di dimostrarlo potesse essere disfunzionale. Mi hanno insegnato quello che era giusto e mi hanno permesso di avere le mie opinioni, per quanto sbagliate, astruse o in completo conflitto con le loro. Mi hanno trasmesso l’amore per il viaggio e la natura, il rispetto per il diverso, la passione per cercare la realtà oltre le apparenze. Non credo più che le loro mancanze possano giustificare le mie, né credo di aver fatto un lavoro migliore come figlio.

Dal momento che sono (e resto) un vigliacco, ho scelto di offrirgli le scuse che gli devo in questo modo. Dall’altra parte del mondo, senza voce e senza guardarli negli occhi…

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