Fourth of July in Nevada City

È perfettamente logico che i mercanti di pellicce, sfilino su un... caimano/libellula? Perfettamente logico...

O signùr, aiutami a trovare le parole, perché nel Giorno dell’Indipendenza strane e “meravigliose” creature marciano fianco a fianco per le strade d’America … ma forse è meglio se procediamo per gradi.

Sembrava tutto così tranquillo, solo un giorno prima.

Sono finalmente arrivato a Nevada City a casa di Joey e Richard, i genitori di Ryan.

Qui sarebbe forse opportuno aprire una parentesi sulla casa, tornando al discorso delle abitazioni che riflettono pienamente le personalità degli abitanti. La famiglia McCutchan vive qui da trent’anni, trent’anni nel corso dei quali Rich non ha mai smesso di rimodellare, tanto la casa quanto l’ambiente che la circonda. Il risultato è decisamente esaltante, il tratto di collina che scende nella foresta verso il torrente è diventato un giardino delle meraviglie dove rilassarsi e meditare nella natura. Dal momento che “rilassarsi”è diventata la mia parola d’ordine nel corso dell’ultimo mese, è chiaro che mi sono ritrovato come un topo nel formaggio… ed è altrettanto chiaro che ho ritrovato in Simone un altro ratto soddisfatto, impegnato a medicare le ultime ferite. L’ambiente, l’atmosfera, la compagnia, sembra che tutto sia stato calcolato, progettato per suscitare il desiderio di lunghi pigri pomeriggi, tra il bosco e il torrente, mentre l’unica concessione alla frenesia è il ronzare dei colibrì…

Naturalmente, tanta pace non poteva durare...

Considerato che ormai ne avrete piene le orecchie di quanto mi sto rilassando e di quanto sto riallacciando i contatti con la natura selvaggia, vi servo una bella fetta di pura “Americana“: la parata del quattro luglio in una piccola città della California vista da un alieno (che sono io!).

Il raffinato europeo guarda sempre dall’alto in basso il rozzo americano, la definizione “americanate” si riferisce ad una combinazione di ingenuità ed entusiasmo infantili e da questo punto di vista ne esistono poche che possano stare al pari con la sfilata dell’Indipendence Day. In quanto europei snob ed arroganti ci presentiamo alla parata “fashionably late”, indosso un cappello da principe nubiano giusto per aggiungere un ulteriore tocco di esotica arroganza alla mia persona (sarete costretti ad immaginarvelo, niente foto purtroppo). Mentre passeggiamo verso la strada principale (Simone, Ryan e famiglia ed io), Rich ci fa notare come Nevada City sia la dimensione ideale per assistere alla parata: un giusto mezzo, in località più piccole la lancetta si sposta pericolosamente verso lo squallore, mentre in città più grandi l’aumentare dei valori di produzione toglie quella gustosa patina di “rustico” che fa tanto Old America.  Detto questo: né il mio snobismo veterocontinentale, né le parole di Richard, né qualsiasi tipo di assistenza chimica, potevano prepararmi allo spettacolo che stavamo per vedere…

Arriviamo in Broad Street nell’ora in cui il mezzogiorno comincia a diventare pomeriggio; il sole picchia furioso ma nessuno sembra farci caso, la gente si assiepa sui marciapiedi, alcuni sventolano le bandierine obbligatorie, tutti sembrano (in un modo o nell’altro) apprezzare lo spettacolo, mentre lo speaker ufficiale commenta la sfilata e ogni tanto snocciola perle di saggezza (“Hot dogs & beer, it doesn’t get much better than this!”). Quando riusciamo a trovare un punto d’osservazione degno, la parata è già entrata nel vivo: sta sfilando il Tea Party movement, un movimento di opinione fortemente critico nei confronti dell’amministrazione Obama, all’insegna del “Non vogliamo pagare le tasse”. I suoi rappresentanti sono numerosi e riscuotono non pochi applausi dal pubblico (tutto il mondo è paese da questo punto di vista). L’aspetto politico è rappresentato anche da una serie di candidati alle prossime amministrative locali, tronfi su auto d’epoca, accompagnati dalle loro signore, sorridono e salutano i potenziali elettori.

Ma questo non è che l’inizio. Man mano che la parata procede, accanto alle scontate reginette del rodeo ed auto storiche si manifestano creature e situazioni che definire surreali è dire poco. Diverse incarnazioni di Lady Liberty, in diverse gradazioni di ridicolo; una legione di caprioleggianti bambine tra i quattro e i sei anni, in rappresentanza di un centro atletico; un gruppo di lama (quadrupedi, non monaci tibetani) patriottici; la misteriosa, storica associazione “E Clampus Vitus” i cui scopi e funzioni sono poco chiari a chiunque, ivi inclusi gli iscritti.

...e auto d'epoca, come se piovesse.

A tratti è dura da digerire, a tratti il cervello rischia il cortocircuito, si interroga se quello che i sensi riportano è degno di fede… Ci troviamo davanti ad una pentola ripiena di tutto ciò che è America (il “meltin’ pot”, credo…), mescolato e portato a lenta ebollizione su una piastra di asfalto rovente. Tutto ciò che c’è di buono e tutto ciò che c’è di cattivo, ma soprattutto tutto ciò che c’è di bizzarro, assurdo e incomprensibile. Rich e Joey ben presto si stufano e tornano a casa, ma per quanto ci riguarda abbandonare non è un’opzione; ineluttabilmente vogliamo vedere fino a che punto ci si può spingere.

Restiamo, dunque, per testimoniare l’esistenza del caimano/libellula di cui si parlava all’inizio; restiamo per vedere le Nonne per la Pace sfilare a pochi passi dall’associazione prigionieri di guerra e dispersi; gustiamo il meritorio ossimoro che sono i biker contro la violenza sulle donne; ci interroghiamo perplessi, dubitando dei nostri sensi, alla vista del mago dei dentini, delle Figlie della Rivoluzione e delle Vedove Allegre; infine rabbrividiamo attoniti davanti al nudo orrore esistenziale che è il dalmata pompiere.

A sfilata conclusa, i dubbi sono più delle certezze, ma nonostante tutto ci sono lezioni da imparare anche nei posti più improbabili. La lezione che ho imparato oggi, e che vi dono graziosamente, accompagna il mio personalissimo omaggio all’eroina ignota di tutta la parata, ed è la seguente:

Sono sempre le ragazze più carine a vestirsi da cowgirls e a cavalcare a testa alta, tra due ali di folla adorante…

...ma sono le ragazze chiatte che si occupano di raccattare il letame, dopo. Meditate gente...

A mo’ di chiosa: chiunque fosse interessato a vedere di più, può andare a guardarsi l’album della parata; non rispondo delle conseguenze sulle menti più impressionabili. Chiedo, inoltre, scusa alla parola “kermesse“.  Avevo promesso di usarla almeno una volta, ma alla fine non ne ho avuto il coraggio.

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Una risposta a “Fourth of July in Nevada City

  1. Ottima cicciona con carriola neh

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