Da dove posso cominciare? Dove posso trovare le parole per esprimere anche solo un granello di quello che ho provato negli ultimi cinque giorni (o erano mesi?) della mia vita? Come posso riuscire a farvi sentire una minima traccia dell’aroma inebriante che ha riempito i miei polmoni per quasi una settimana? O era un anno? Come possono le mie limitate capacità riuscire in un’impresa così titanica? Posso provare, ma so di essere destinato a fallire, spero almeno di riuscire a farlo in modo meraviglioso… Proviamo così.

Prove generali di un nuovo modo di pensare, avevo detto a proposito di Petrolia. Ma forse il punto non è tanto trovare un modo di pensare nuovo, quanto ritrovare un modo di pensare molto più antico di quello che ci sta piagando da migliaia di anni; tecnologie de la culture antique, direbbe Lampo Giramondo. E tutto questo ci porta alla Remembrance Ceremony. Siamo arrivati in Vermont per ricordare, siamo arrivati in questa terra di foreste lussureggianti, di montagne straordinariamente antiche e di piogge torrenziali; dove il cielo è continuamente percorso da cortei di nuvole, veloci come cavalli imbizzarriti ma sempre pronte ad addensarsi e scatenare tempeste meravigliose e terribili. Siamo arrivati da tutto il New England e dalla costa Est; altri da ancora più lontano, California, Wisconsin, New Mexico; alcuni di noi hanno addirittura attraversato lo stagno per essere qui. È una comunità sparsa su un territorio vastissimo, un villaggio che si ritrova tutto riunito poche volte all’anno e il cui scopo è ricordare il nostro compito in un mondo che l’ha dimenticato. È un villaggio che ti accoglie a braccia aperte fin dal primo incontro e che, forse proprio per questo, si riscopre ogni volta un po’ più grande. Ci siamo riuniti nel grande campo nei boschi vicino a Lincoln per celebrare un rito di passaggio: otto ragazze, otto splendide figlie della nostra comunità, folli e coraggiose come si può esserlo solo alla loro età, lasceranno il villaggio per scendere nell’Oltretomba. Se il loro viaggio avrà successo, ci verranno restituite in un’altra forma, non più ragazze ma donne. Tecnologie de la culture antique, iniziazioni, il viaggio dell’eroe. Ricordare quale è l’humus dove affondano le nostre radici e rendere grazie al Sacro per tutto ciò che consumiamo…

… No, non funziona, non può funzionare in questo modo. Proviamo così.

Non ero preparato a quello che mi aspettava, per quanto credessi di esserlo, per quanto cercassi di immaginarlo, per quanto lo desiderassi. Mentre scendevo verso la capanna non potevo nemmeno sognarmi a cosa andavo incontro… Mi è stato concesso un dono raro, un opportunità impensabile nel nostro Mondo Morto. Ho sfogliato strato su strato di corteccia, ho portato in superficie la polpa morbida del mio essere, mi sono liberato di quelle catene che chiamiamo difese, le pietre al collo che ci trascinano sempre più in basso. Ho camminato con i miei fratelli e le mie sorelle sotto il sole, lentamente, ritmicamente, passo dopo passo verso la capanna per ricevere la benedizione dalle nostre figlie scese nell’Oltretomba. Dentro la capanna l’aria era fresca e dolce del profumo dei fiori; dentro la capanna, nella dolce penombra, mi sono inginocchiato davanti al Sacro, rauco, esausto, spogliato da ogni protezione. Per quattro volte Lei mi ha guardato con i suoi occhi elettrici, ha guardato nel cuore del mio essere, nei posti segreti che io stesso rifiuto di ammettere. Per quattro volte ha versato il miele della Sua eloquenza nelle mie orecchie e nel mio cuore, dicendomi le parole prelibate che avevo bisogno di sentire. Mi ha sopraffatto con il suo amore, con emozioni talmente deliziose da essere quasi intollerabili ad un cuore intirizzito. Gioia e dolore uniti come una sola cosa, piangevo e ridevo mentre Lei mi benediceva, mi mostrava chi ero, mi affidava un compito. Fuori, sotto il sole, bocconi nel campo, non riuscivo più a trovare tutti i pezzi del mio essere. Come può un’emozione così meravigliosa fare tanto male? Come farò a rimettere insieme il mio cuore?

Quella sera, dopo il grande banchetto che celebrava il ritorno delle nostre figlie, ho guardato tutte le persone straordinarie che compongono il nostro villaggio e mi sono interrogato sul domani. Nel meraviglioso caos che si muoveva sotto la tenda refettorio, splendidamente decorata con fiori e tessuti colorati, guardavo i volti raggianti di tutti i miei nuovi amici, gli occhi umidi e una risata in gola mentre ci scambiavamo i nostri piccoli regali fino al cuore della notte. Ubriaco di doni, di eloquenza e di abbracci, di lacrime e di gioia mi chiedevo: “Come farò domani?” Come farò senza di voi, se soltanto il ripensarvi spezza mille volte questo cuore che credevo impossibile frantumare oltre? Come posso andarmene se solo il ricordo dei vostri nomi e dei vostri volti mi annoda la gola e mi bagna gli occhi? Ma soprattutto: come farò a portare con me almeno una goccia di questo miele, una volta tornato nel Mondo, là fuori? Il Mondo, che è cattivo e stupido, che crede di sapere tutto e non sa niente; il Mondo, con i suoi mille modi di coltivare l’amnesia, il Mondo che corre sempre e non piange mai, che ha paura di quello che non conosce e quando ha paura distrugge. Distrugge con il suo sarcasmo, col suo cuore barricato, con le sue mani che consumano anche quando credono di creare. Come farò a tornare in un Mondo che crede di essere Vivo e non sa di essere Morto?

Da tante strade diverse siamo arrivati al campo nei boschi vicino a Lincoln, per altrettante strade ce ne andiamo per il mondo, prima che calino le libellule, dopo aver restituito il campo alla Madre. Da tante strade diverse, torneremo fra un anno a ricostruire il nostro villaggio e scopriremo che è cresciuto ancora. Disimparate quello che vi è stato insegnato, un altro Mondo è possibile…

Inutile, non funziona. Avevo previsto il fallimento ed inevitabilmente… Giudicherete voi quanto splendidamente sono riuscito a fallire, ma per farvi un’idea di cosa mi è successo la scorsa settimana dovrete attraversare l’oceano fra un anno…

Per un altro splendido tentativo fallito (o forse riuscito, a voi il giudizio) di riferire un’esperienza irriferibile cliccate qui.

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