IT’S ALIVE! (Formerly: Sitting on a beautiful tree Pt.1)

Dopo aver creato aspettativa e montato la curiosità tra i cinque lettori ufficiali di Lost in the Supermarket, eccomi a presentare il post dello scandalo. Con un computo finale intorno alle millecinquecento parole rischia di mettere a dura prova la vostra resistenza, anche se i risultati del sondaggio mi permettono di procedere a cuor leggero. Soddisfatto del risultato? Sinceramente no, si sarebbe sicuramente potuto fare di meglio, puntiamo sul futuro. A proposito di futuro: prometto post più consoni (e più concisi), cerchiamo di limitare i danni. Per chi ha il coraggio di andare avanti, ce n’è per tutti i gusti. Emozione, distrazione, una storia vecchia di migliaia di anni ma nuova di zecca; ma soprattutto: il gusto di vedermi vagare senza meta mentre provo a portare suddetta storia a destinazione, non ci riesco prima che mi esploda in faccia e rimando tutto a data da destinarsi con la scusa del post in due parti… Enjoy.

Le settimane dopo la Cerimonia ci sono scappate sotto i piedi ad una velocità che ha del prodigioso, cercare di mettere ordine in tutti gli eventi, incontri ed emozioni rischia di scapparmi di mano. Il Vermont che abbiamo conosciuto grazie a Ryan è una terra magica di gente dalla schiena dritta e dal cuore al posto giusto (GRANDE SVENDITA!! TRE luoghi comuni al prezzo di uno!). È duro digerire l’idea che dovremo lasciare presto questo angolo di New England, con il suo cibo delizioso (crediateci o no), la sua natura lussureggiante e le sue persone più vere del vero.

La verità è che ho più cose da scrivere che tempo per farlo (e questo è bello). A partire dal nostro nuovo amico e ospite Big Nate e la sua Fattoria Panciapiena fino alla fucina alchemica degli Sparling. Potrei parlare del North East Kingdom e di Raven, cacciatore, conciatore, uomo dal grande spirito, creatore di meravigliose canoe e kayak in legno di cedro; o ancora del Bread & Puppet Pageant & Decapitalization Circus e di come l’arte possa essere insieme povera, comprensibile, divertente ed educativa.  O di cosa si prova a scoprire da internet che Shaun e Abigail, i miei amati coniugi Bengson (colpo di fulmine alla Cerimonia), sono tra i cocchi della scena musicale alternativa di New York, NY. Potrei altresì divagare sulla mia impossibilità di fotografare la gente che sto incontrando, ma ci si avvicinerebbe pericolosamente alla Zona Masturbazione e questo vorrei evitarlo. La verità è che nonostante abbia da scrivere per altri cinque post, la mia mente continua a girare intorno allo stesso punto. Una persona il cui lavoro, per una strada o per un’altra, salta sempre fuori in tutte le cose che ho visto e in tutte le cose che ho fatto e in tutte le persone che ho incontrato nelle ultime due settimane.

Parlare di Martín Prechtel può essere rischioso, innanzitutto perché non si saprebbe da che parte cominciare. Insegnante, autore ed oratore sono le prime etichette che mi vengono in mente (perché abbiamo sempre bisogno di maniglie a cui attaccare la nostra esperienza). Ma in realtà: filosofo, pittore e musicista potrebbero andare altrettanto bene; continuando in questo gioco potrebbero saltare fuori anche sciamano o profeta e a questo punto dovremmo per forza fermarci prima di andare fuori dal seminato.

C’è qualcosa dentro di noi, un seme piantato nell’epoca dei Lumi, che ci spinge a non vedere la realtà come è veramente. Piuttosto preferiamo concentrare la nostra attenzione su tutti i piccoli particolari, guardiamo sempre agli effetti e abbiamo terrore di riconoscere le cause. Parlare di certi argomenti nell’epoca che sta lentamente, ma inesorabilmente, agonizzando è come parlare di acqua a chi non beve da talmente tanto tempo da aver dimenticato di aver sete. Da qui dove posso andare?

Il modo migliore per cavarmela è frugare nella borsa degli attrezzi del mio compagno nel crimine e raccontarvi una storia. Naturalmente, visto che io sono io, aspettatevi una storia prolissa. Per stare sicuro  parto dal punto più lontano, diciamo all’alba della “civiltà”.

È la storia di due Idee. La Prima Idea esisteva dall’inizio del mondo e tutte le persone ne godevano i vantaggi. Tutti gli animali e tutte le figlie della Madre Verde e tutti quelli che riposavano nella Terra, perfino tutte le altre Idee riconoscevano la validità della Prima. La sua funzione era mantenere l’equilibrio di tutte le cose e potremmo riassumerla così: siamo tutti parte del medesimo Ciclo, siamo tutti frutti della stessa Radice, chi consuma ha la responsabilità di chi viene consumato, non dimenticate il dolore, create bellezza.

C’era poi un’Altra Idea, una delle tante altre Idee. Era un piccolo soldo di cacio di idea, appena nata ma preda di un’ambizione smisurata: diventare l’Unica Idea Valida. E così si mise al lavoro. Il primo passo fu convincere una razza animale capace di tessere storie, di essere diversa da tutte le altre creature. Li spinse a credere di essere speciali, superiori, di essere le uniche persone al Mondo; di non avere responsabilità nei confronti della Creazione e per questo di essere liberi di prendere senza dare mai niente in cambio. Scegliendo di considerarsi al di fuori del Ciclo, erano divenuti gli Animali più Soli del Mondo e ben presto molti di loro smisero di vedere la Realtà come era veramente, percependo soltanto la superficie del Tutto, sordi alle voci delle altre persone.

Sicura dei propri mezzi, l’Altra Idea cominciò ad accrescersi, consumando tutto ciò che incontrava sul suo cammino: animali, piante, altre Idee più piccole; finché non ritenne di essere sufficientemente forte da affrontare la Prima Idea. La guerra che seguì durò secoli e insanguinò il continente da un oceano all’altro; chi non si rassegnava ad essere assimilato veniva distrutto, chi riuscì a sfuggire alla distruzione dovette affrontare la fuga e l’esilio, un destino incerto nel deserto di ghiaccio. Alla fine della guerra, l’Altra Idea era padrona incontrastata del campo. I suoi domini coprivano l’intero continente e quando il sole tramontava ad un’estremità, stava già sorgendo all’altra. Le sacche di resistenza che ancora punteggiavano il suo Regno, non rappresentavano un problema, col tempo sarebbero state assimilate o cancellate. Tutto andava per il meglio, mentre sorgevano le prime città.

Quello che l’Altra Idea non sapeva, non poteva sapere, era che sull’altra faccia del Mondo c’era un altro continente. Si estendeva dai ghiacci del Nord fino a quelli del Sud ed era ricco di ogni forma di vita; con una sola eccezione: su quel continente gli Animali più Soli del Mondo non avevano mai messo piede. Era una terra dove tutte le persone riconoscevano la validità della Prima Idea e la rispettavano. Guarda caso fu proprio lì che, dopo una disperata marcia nel ghiaccio durata generazioni, arrivarono i pochi sopravvissuti alla guerra e alle persecuzioni. In questo modo poterono ricominciare a prosperare nel Ciclo, per secoli. E tutte le loro storie erano storie della Prima Idea.

Venne poi un giorno in cui la fame dell’Altra Idea cominciò a crescere a dismisura. Nel corso dei secoli aveva continuato a consumare tutto quello che incontrava e man mano che cresceva cresceva anche il suo appetito! Tutto il sangue e tutte le guerre e tutte le opere di ingegno non potevano bastare a placarla e, in preda ai morsi della fame, cominciò ad interrogarsi su cosa potesse trovarsi oltre gli Oceani. Così si mise al lavoro… Attraversato che ebbe l’Oceano si trovò davanti una sorpresa tanto bella quanto brutta, un intero continente incontaminato da consumare e la Prima Idea che la salutava senza rancore. Questa cosa era del tutto inaccettabile.

L’Altra Idea, furiosa, riversò tutte le sue energie (usando i consueti strumenti: Guerra, Pestilenza, Carestia, eccetera) nello sforzo di punire l’affronto, e più lavorava più la sua fame cresceva… Mentre un altro continente veniva inondato dal sangue; vittoriosa, ristette e considerò l’inutilità del suo sforzarsi. Perché se da un lato era vero che i suoi territori e le sue ricchezze crescevano a dismisura, dall’altro era chiaro che il suo obbiettivo non si era avvicinato di un millimetro. Finché fosse esistita Vita, la Prima Idea avrebbe continuato ad esistere e a venire trasmessa…

Per garantire la riuscita del suo piano costruì una macchina; lo scopo della Macchina era la completa consumazione di tutto ciò che non era l’Altra Idea: tutti gli animali, tutte le figlie della Madre Verde, tutti quelli che riposavano nella Terra, tutte le altre Idee; nessuno era al sicuro dalla sua onnipresente voracità. Nemmeno agli Animali più Soli del Mondo era concesso scampo: divisi in un numero sterminato di fazioni (tutte in guerra fra loro e tutte al servizio della stessa missione), minacciati dall’ambiente sempre più ostile che avevano contribuito a creare, completamente privi di memoria. Così un terzo dei pesci del mare e un terzo degli animali della terra e un terzo degli uccelli del cielo si estinse e i segreti della terra vennero messi in catene al servizio della Macchina e i cieli oscurati dai fuochi delle fucine. Dapprima lentamente, poi sempre più velocemente, la spirale si strinse ed iniziò il computo degli ultimi giorni…

Su questa nota colma di speranza la storia si interrompe. Sento già le voci dalla platea che chiedono a gran voce la restituzione del biglietto, sento altri (masochisti!) che chiedono la pronta pubblicazione della seconda parte. Per essere in cinque fate un sacco di rumore! Spero che la mia prosa involuta vi abbia almeno aiutato a prender sonno, se ha avuto effetti collaterali tanto meglio. Nel frattempo è arrivata la fine del soggiorno alla Fattoria Panciapiena (chi di voi leggeva Richard Scarry da bambino?), la strada chiama e presto saluteremo il Vermont, destinazione Savannah, GA .

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