Walking in the Garden of Good and Evil

Questo è il post che doveva rimediare i danni fatti dal mio cervello stufato. Mentre lo scrivevo è andato tutto a ramengo, quindi ve lo presento incompleto. Come sempre confido nella vostra pazienza.

Savannah è un mistero. Se il Vermont è stato un’immersione in una magia rurale/spirituale, questa città trasuda magia nera, umida, sensuale, soffocante come il suo clima. Hoodoo la chiamano da queste parti, vale a dire tutte le tradizioni più oscure della religione Voodoo. La ragione e duecento anni di materialismo ci dicono che è solo superstizione, ma non riesco a levarmi dalla testa la frase di Frank Lloyd Wright: “Succede sempre ciò in cui realmente crediamo; e credere in qualcosa la rende reale.” Siamo proprio sicuri che abbia ragione Piero Angela?

È interessante notare come questi ultimi dieci giorni siano stati anche un tuffo negli aspetti più “scontati” della cultura USA, quelli che in larga parte abbiamo schivato finora (non per scelta ma per mancanza di opportunità). La nostra adorata sorellina Courtney, che ci sta ospitando, ci coccola e ci vizia, ci porta al cinema, in spiaggia e alla partita di baseball (un evento che meriterebbe un post a sé, ma visto che son quel che sono…). Ci siamo abbuffati di cibo malsano ma assai delizioso, siamo stati alla festa di compleanno in piscina del figlio di un’amica, in un paio di occasioni ci siamo gloriosamente sbronzati. Ci siamo addirittura (ORRORE!) fatti qualche giro al Mall, il mostruoso centro commerciale/città che si sviluppa lungo la highway da Georgetown (il sobborgo dove abita Courtney) al centro di Savannah. La stessa Georgetown sembra uscita da un film, la tipica suburbia della tipica città americana: villini monofamiliari, con il loro bravo praticello e Old Glory, patriottismo e torta di mele; il tipo di ambiente dove Stephen King sguazza come un porco nel pantano!

Manca solo il ragazzino che consegna i giornali in bici...

Dietro la maschera di rispettabilità si nasconde il mistero! Savannah è una città antica (la Georgia è una delle tredici colonie originali, l’ultima, a voler essere precisi) ed è incredibilmente ben conservata. Per noi europei è naturale e scontato vedere edifici vecchi di trecento anni, negli Stati Uniti non lo è altrettanto. Come ha detto qualcuno, raramente viene concessa ai palazzi l’opportunità di diventare antichi… Per questo il centro con i suoi palazzi vittoriani, chiese del settecento e le famose ventidue piazze (originariamente ventiquattro) è un caso quasi unico; e quando si scopre che è stata l’unica città confederata a non venire rasa al suolo durante la marcia di Sherman verso sud, aumenta l’impressione che ci sia “qualcosa” che protegge Savannah.

Mercer House è famosa per il film di Eastwood, ma di case così ce n'è a vagonate

A ben guardare la maschera di rispettabilità è uno strato sottilissimo di cerone! È una città di pazzi e di eccentrici, di pirati e contrabbandieri che non solo non si vergogna ma che va ben fiera della sua eccentricità. Fan di Piero Angela, cambiate canale, perché stiamo arrivando al punto che vi farà digrignare i denti: Savannah è uno dei centri storici del Voodoo, ampiamente praticato ed accettato (anche negli strati sociali dove ci si aspetterebbe un “sano materialismo”) ed è ufficialmente ed orgogliosamente “la città più infestata d’America”. Ora non so se questa affermazione corrisponda a realtà, ma è un fatto che quasi ogni edificio, ogni parco, ogni vicolo e ogni piazza ha la sua storia di fantasmi. Laura, la nostra guida durante il ghost tour (sì, pure quello ci siamo fatti), che ha smesso di vendere case per diventare autista di carri funebri, non si stanca di ripetercelo: Savannah è letteralmente cresciuta sopra i suoi morti. Man mano che la città si espandeva, la periferia diventava centro e le case venivano costruite sui cimiteri; le lapidi venivano spostate ma non il contenuto delle tombe… Ed è vero che una recente analisi scientifica ha dimostrato come il terreno di Savannah sia composto al sei percento di materiale organico umano (non il sessanta percento come sostiene il mio gemello malvagio).

…e a questo punto non so più cosa dire (non so se è un altro segno delle mie scarse qualità, ma devo dire che me ne importa poco a questo punto). Adesso è ora di salutare Courtney, impacchettare il nostro dolore e salire sul Greyhound. Prossima tappa: Espanola, NM,  tra una settimana si torna in California. Non ho idea se e quando avrò voglia di scrivere ancora, ma farò del mio meglio per farmela tornare alla svelta. Penso che Giulio sarebbe d’accordo… Baci a tutti e sei, vi amo.

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