Ode to the island of Manna-hata

Uno schizzo breve e conciso che siamo agli sgoccioli…

E sei sempre tu, all’inizio e alla fine, quando parto e quando arrivo. Perché sarebbe uno sgarbo imperdonabile non passarti a trovare, quando entro e quando esco.

Sei l’ingresso, la Porta Maestosa, Mostruosa, Mitica e Monolitica. Il sole fa fatica ad illuminare i tuoi marciapiedi, ma ci prova lo stesso. Sei la città delle città nell’incubo di una città che sogna di essere La Città. Forse la sei davvero…

Milioni di persone che camminano dritte per la loro strada, migliaia di macchine che devono schivarle e centinaia di tombini fumanti. Dovresti rappresentare tutto il contrario di quello che amo e desidero, eppure ti amo e sono FELICE quando posso camminare per le tue strade caotiche e puzzolenti (ma non chiedermi di fermarmi più di due/tre giorni, se mi vuoi davvero bene).

Hanno versato tutto il Mondo nelle tue gole di vetro, metallo e cemento, l’hai ingoiato e digerito (qua e là ho come l’impressione che tu l’abbia anche vomitato…), l’hai fatto tuo finché non sei rimasta che tu. Sogno di vederti come eri mille anni fa, sogno di vederti tra mille anni, tu che non ti fermi mai, che ti trasformi continuamente.

Cammino dritto per la mia strada, tra il tanfo dei tombini e il profumo di cibo ad ogni angolo, d’un tratto qualcuno mi ferma per chiedermi la strada, improvvisamente mi sento a casa…

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