Archivi del mese: maggio 2011

There must be some kinda way out of here…

Nel corso dell’ultima settimana (tra una balla di fieno e l’altra) mi sono lungamente interrogato sul mistero dell’impulso creativo. Del suo crescere e calare, delle sue maree, delle molte forme in cui si manifesta.

Del perché, poniamo, un giorno voglio importunarvi con le mie opinioni sulla senilità di Stan Lee, un altro desidero mettere in forno una torta di fragole e gocce di cioccolato, un altro ancora ho soltanto voglia di scarabocchiare pupazzetti su un foglio. Poi ci sono i giorni (e sono i più) in cui le tendenze dispersive del web prendono il sopravvento

Quello che vorrei capire è perché quando devo produrre una torta di fragole, anche quando non ne ho particolarmente voglia, il risultato e i tempi restano più o meno gli stessi. Probabilmente sarà minore il piacere che proverò nel crearla, probabilmente sarà fatta con meno amore, ma chi la mangia proverà esattamente la stessa sensazione (deliziosa sensazione, aggiungerei).

Se invece mi impongo di scrivere quando manca la voglia (e nelle ultime tre settimane, credetemi, ci ho provato spesso), latitano anche i risultati. Rivivo quella insoffribile situazione che tutti abbiamo provato tra le medie e le superiori, dove riempire più spazio possibile diventa più importante delle cose che vengono dette. Vuoto spinto nel cervello, quando magari mezz’ora prima, mentre mi storpiavo la schiena a sollevar balle di fieno, turbinavano le idee.
Non c’è da stupirsi se uno, già di debole costituzione e debolissima volontà, cede alle sirene del web e si butta su Tumblr.
Quando poi, nonostante tutto, riesco a scrivere qualcosa di pubblicabile… diciamo che il risultato finale non sarà altrettanto delizioso (chi ha letto il mio ultimo exploit su queste pagine ha capito cosa intendo).

In alternativa si finisce per tornare alle brutte abitudini del passato, ad interrogarsi sui vicoli ciechi della propria mente e a perdersi in “filosofeggiamenti farraginosi”, come sto facendo in questo momento… A confermare quello che già sapevamo, ovvero che, nonostante le belle dichiarazioni, questo blog è e resta un esperimento più o meno malriuscito di autoanalisi, con tutto quel che ne consegue.

Credo che, in fondo, la differenza stia tutta nell’esercizio. Vale a dire: inforno torte da vent’anni e non ho mai smesso di farlo, quindi non ho bisogno di metterci tutto me stesso per farlo bene.
Per quanto riguarda la scrittura, il discorso è un po’ diverso. Da quando alle superiori ho perso il gusto di farlo, ho lasciato che quel poco di tecnica che avevo acquisito si arrugginisse (e ovviamente non ho fatto nulla per aumentarla). Per cui, sì, sono ancora in grado di scrivere in modo decente, ma per far sì che questo accada devo investirci una concentrazione di cui sono incapace…
Tutto sommato, anziché fare domande al vuoto, farei meglio a chiedermi se effettivamente ci tengo a continuare e, una volta risposto sì, far tesoro di quel che dice Marie Curie in questa vignetta.

In pratica per poter riuscire a far meglio quel che vorrei fare, devo sforzarmi a farlo più spesso (soprattutto quando non vorrei) finché non mi diventerà del tutto naturale…
Ne sarò in grado? La risposta sta in bocca all’uroboro

… la suprema illusione dell’uomo è la sua convinzione di poter fare. Tutti pensano di poter fare, vogliono fare e la loro prima domanda riguarda sempre ciò che dovranno fare. Ma a dire il vero, nessuno fa qualcosa e nessuno può fare qualcosa. Questa è la prima cosa che bisogna capire. Tutto accade. Tutto ciò che sopravviene nella vita di un uomo, tutto ciò che si fa attraverso di lui, tutto ciò che viene da lui — tutto questo accadeE questo capita allo stesso modo come la pioggia cade perché la temperatura si è modificata nelle regioni superiori dell’atmosfera, come la neve fonde sotto i raggi del sole, come la polvere si solleva con il vento.

G. I. Gurdjieff


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This ain’t Shakespeare anymore, babe!

Poiché uno dei due motivi d’orgoglio di questo blog è la presentazione di materiale sempre al passo coi tempi (l’altro è la frequenza costante e puntuale degli aggiornamenti), a due settimane e mezzo dall’uscita nelle sale italiane (ma a soli dieci giorni dall’uscita USA) ecco a voi le mie opinioni tra awesome e awful sul Thor di Kenneth Branagh.
Considerato l’alto tasso di nerderia è vivamente sconsigliata la lettura ad un pubblico femminile.

“Thor di Kenneth Branagh”… fino a pochi anni fa sarebbe stato pensabile solo come motto di spirito o nelle fantasie più sfrenate dei peggiori nerd: “Pensa se facessero un film di Thor e lo dirigesse Kenneth Branagh!” “Sì! Con Anthony Hopkins nel ruolo di Odino” “FIGATA!”

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Easter Bunny Blues

... e così il demone Kandhariano prese la forma di Coniglio Pasquale. Da allora mi accompagna ovunque vado!

Ho scoperto che la mia spina dorsale non contiene sufficiente midollo per sostenere sia l’attività di pseudo-ristoratore che i miei miseri sforzi letterari (non è letteratura, ma è comunque composta da lettere, spesso disposte a casaccio).
Mentre, a dieci giorni dall’ultima pubblicazione, sto ancora aspettando che si rigeneri, voi vi beccate un segnaposto (ed io segno il primo punto a favore dell’Entropia, prima settimana senza NEMMENO UN articolo).

Riguardo al segnaposto, apprezzate quantomeno lo sforzo creativo (70 secondi su Google Images) che mi ha fatto trovare la foto di George Reeves e l’abominio uscito dall’Abisso. Avrei potuto riciclare questa

… o peggio, questa:

La cosa più triste è che non sono ancora del tutto a corto di argomenti, ma apparentemente la già monumentale pigrizia mentale si pasce della spossatezza delle membra e si arrende ai sassi e ai dardi dell’oltraggiosa fortuna…

Insomma, di cose da scrivere ne avrei anche...

Visto che sono in vena di auto-punizioni, ho aggiunto alla colonna di destra la nuvola dei tag. In questo modo le dimensioni di “Pigrizia” e “Temporeggiare” stimoleranno la vergogna e mi spingeranno a pubblicare qualcosa prima di Giugno (ma non fateci troppo affidamento).
Passato una buona Pasqua?

BONUS FEATURE

Per farmi perdonare e visto che mi han detto che è stagione di matrimoni, vi omaggio con l’immagine dell’unico matrimonio che mi guarderei in televisione: le triplici nozze tra Superman Blu, Superman Rosso e Jimmy Olsen da una parte e Lana Lang, Lois e Lucy Lane dall’altra.