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La Famosa Versione del Piero (versione illustrata)

Su gentile richiesta e per la gioia di tutti coloro che hanno tradotto dal greco o dal latino, ecco a voi la Famosa Versione del Piero.

Il testo originale da "Bios Ellados"

Il testo originale da “Bios Ellados”, per massimizzare l’effetto comico.

Un disegno malvagio, dice Esiodo, è dannoso a chi lo escogita, e: “Chi prepara danni contro un altro prepara danni contro il suo fegato.”


La cantaride mostra di  avere riunito in sé il rimedio ed una certa ripugnanza; la malvagità genera insieme sofferenza e castigo, non dopo, ma nella stessa violenza che paga il fio e ciascuno dei malvagi puniti porta al corpo la croce di esso; la malvagità escogita dei castighi da se stessa, essendo qualcuno terribile artefice di una vita deplorevole e avendo con vergogna molte paure e difficili sofferenze e pentimenti e turbamenti incessanti.


Ma alcuni in niente differiscono dai fanciullini che vedono le cattive azioni nei teatri, spesso nelle tuniche intessute d’oro e nelle clamidi purpuree incoronatisi e danzando la pirrica, e si stupirono come felici, finché: essendo stimolati e sferzati e levando il fuoco da quello vegetale e un sontuoso vestito, siano visti.


Infatti, molti poveri circondano di nascosto le grandi case e le autorità e le forze evidenti poiché sono castigati prima di essere visti, che sono sgozzati o eventualmente siano precipitati giù: le quali cose qualcuno potrebbe dare non pena, ma limite della pena e compimento.

There must be some kinda way out of here…

Nel corso dell’ultima settimana (tra una balla di fieno e l’altra) mi sono lungamente interrogato sul mistero dell’impulso creativo. Del suo crescere e calare, delle sue maree, delle molte forme in cui si manifesta.

Del perché, poniamo, un giorno voglio importunarvi con le mie opinioni sulla senilità di Stan Lee, un altro desidero mettere in forno una torta di fragole e gocce di cioccolato, un altro ancora ho soltanto voglia di scarabocchiare pupazzetti su un foglio. Poi ci sono i giorni (e sono i più) in cui le tendenze dispersive del web prendono il sopravvento

Quello che vorrei capire è perché quando devo produrre una torta di fragole, anche quando non ne ho particolarmente voglia, il risultato e i tempi restano più o meno gli stessi. Probabilmente sarà minore il piacere che proverò nel crearla, probabilmente sarà fatta con meno amore, ma chi la mangia proverà esattamente la stessa sensazione (deliziosa sensazione, aggiungerei).

Se invece mi impongo di scrivere quando manca la voglia (e nelle ultime tre settimane, credetemi, ci ho provato spesso), latitano anche i risultati. Rivivo quella insoffribile situazione che tutti abbiamo provato tra le medie e le superiori, dove riempire più spazio possibile diventa più importante delle cose che vengono dette. Vuoto spinto nel cervello, quando magari mezz’ora prima, mentre mi storpiavo la schiena a sollevar balle di fieno, turbinavano le idee.
Non c’è da stupirsi se uno, già di debole costituzione e debolissima volontà, cede alle sirene del web e si butta su Tumblr.
Quando poi, nonostante tutto, riesco a scrivere qualcosa di pubblicabile… diciamo che il risultato finale non sarà altrettanto delizioso (chi ha letto il mio ultimo exploit su queste pagine ha capito cosa intendo).

In alternativa si finisce per tornare alle brutte abitudini del passato, ad interrogarsi sui vicoli ciechi della propria mente e a perdersi in “filosofeggiamenti farraginosi”, come sto facendo in questo momento… A confermare quello che già sapevamo, ovvero che, nonostante le belle dichiarazioni, questo blog è e resta un esperimento più o meno malriuscito di autoanalisi, con tutto quel che ne consegue.

Credo che, in fondo, la differenza stia tutta nell’esercizio. Vale a dire: inforno torte da vent’anni e non ho mai smesso di farlo, quindi non ho bisogno di metterci tutto me stesso per farlo bene.
Per quanto riguarda la scrittura, il discorso è un po’ diverso. Da quando alle superiori ho perso il gusto di farlo, ho lasciato che quel poco di tecnica che avevo acquisito si arrugginisse (e ovviamente non ho fatto nulla per aumentarla). Per cui, sì, sono ancora in grado di scrivere in modo decente, ma per far sì che questo accada devo investirci una concentrazione di cui sono incapace…
Tutto sommato, anziché fare domande al vuoto, farei meglio a chiedermi se effettivamente ci tengo a continuare e, una volta risposto sì, far tesoro di quel che dice Marie Curie in questa vignetta.

In pratica per poter riuscire a far meglio quel che vorrei fare, devo sforzarmi a farlo più spesso (soprattutto quando non vorrei) finché non mi diventerà del tutto naturale…
Ne sarò in grado? La risposta sta in bocca all’uroboro

… la suprema illusione dell’uomo è la sua convinzione di poter fare. Tutti pensano di poter fare, vogliono fare e la loro prima domanda riguarda sempre ciò che dovranno fare. Ma a dire il vero, nessuno fa qualcosa e nessuno può fare qualcosa. Questa è la prima cosa che bisogna capire. Tutto accade. Tutto ciò che sopravviene nella vita di un uomo, tutto ciò che si fa attraverso di lui, tutto ciò che viene da lui — tutto questo accadeE questo capita allo stesso modo come la pioggia cade perché la temperatura si è modificata nelle regioni superiori dell’atmosfera, come la neve fonde sotto i raggi del sole, come la polvere si solleva con il vento.

G. I. Gurdjieff