Black hole gravity pull

Come ti gira?
Si vede qualcosa di quel che succede qui, sottoterra, da dove stai adesso?
(che razza di domande idiote!)
Scusa se cerco di prender tempo, ma credo sia giustificata una punta di imbarazzo, prima di abbandonarsi all’egoismo più bieco. Apparentemente è l’unico modo che ho per ricordarti…

C’è un gioco che pratico da decenni con risultati eccellenti. Le regole sono semplici: si lasciano scappare le occasioni e poi si trascorre il resto della vita a rimuginarci sopra. Vince chi ha più rimpianti.
Quello che non hai detto, quello che non hai fatto, quello che ti è sfuggito, quello che “ci sarà tempo, poi”.
Poi ci sono le cose che, semplicemente, non potevano succedere prima e non dovevano succedere dopo…

Prima di metterti in cammino verso la fine del mondo, oltre a farmi complimenti immotivati per queste pagine, mi dicevi come ti sarebbe piaciuto fare qualcosa insieme (che fosse un viaggio o qualcos’altro di creativo)
“Accompagnarci in qualche modo diverso dalla conversazione (che non è esattamente il nostro forte) per condividere il vissuto”.
Sapevamo tutti e due di essere ad un punto di svolta.

Sapevamo che era finalmente arrivato il momento in cui tu smettevi di essere “l’amico di” e io smettevo di essere “il fratello di”. Il momento in cui non avremmo più avuto bisogno di un terzo comodo, per giustificare la nostra amicizia. Stavano per succedere delle cose interessanti, probabilmente anche questo povero blog disgraziato e trascurato avrebbe avuto un destino diverso.

Il condizionale è il più crudele dei modi verbali…

Mi è rimasto il rimpianto, che mi bussa sulla spalla e mi riempie la gola con questo nodo tossico. Un groviglio di lumache avvelenate, che non va né su né giù, tutte le volte che sento le tue canzoni e tutte le volte che vedo i tuoi amici e tutte le volte in cui la tua assenza è più forte di qualsiasi presenza (mi guardo intorno e ti cerco con lo sguardo, poi mi ricordo).

Alla fine è questo che sto cercando di dire: mi mancano i frutti di quel che poteva succedere.
Soprattutto mi manchi tu.

There must be some kinda way out of here…

Nel corso dell’ultima settimana (tra una balla di fieno e l’altra) mi sono lungamente interrogato sul mistero dell’impulso creativo. Del suo crescere e calare, delle sue maree, delle molte forme in cui si manifesta.

Del perché, poniamo, un giorno voglio importunarvi con le mie opinioni sulla senilità di Stan Lee, un altro desidero mettere in forno una torta di fragole e gocce di cioccolato, un altro ancora ho soltanto voglia di scarabocchiare pupazzetti su un foglio. Poi ci sono i giorni (e sono i più) in cui le tendenze dispersive del web prendono il sopravvento

Quello che vorrei capire è perché quando devo produrre una torta di fragole, anche quando non ne ho particolarmente voglia, il risultato e i tempi restano più o meno gli stessi. Probabilmente sarà minore il piacere che proverò nel crearla, probabilmente sarà fatta con meno amore, ma chi la mangia proverà esattamente la stessa sensazione (deliziosa sensazione, aggiungerei).

Se invece mi impongo di scrivere quando manca la voglia (e nelle ultime tre settimane, credetemi, ci ho provato spesso), latitano anche i risultati. Rivivo quella insoffribile situazione che tutti abbiamo provato tra le medie e le superiori, dove riempire più spazio possibile diventa più importante delle cose che vengono dette. Vuoto spinto nel cervello, quando magari mezz’ora prima, mentre mi storpiavo la schiena a sollevar balle di fieno, turbinavano le idee.
Non c’è da stupirsi se uno, già di debole costituzione e debolissima volontà, cede alle sirene del web e si butta su Tumblr.
Quando poi, nonostante tutto, riesco a scrivere qualcosa di pubblicabile… diciamo che il risultato finale non sarà altrettanto delizioso (chi ha letto il mio ultimo exploit su queste pagine ha capito cosa intendo).

In alternativa si finisce per tornare alle brutte abitudini del passato, ad interrogarsi sui vicoli ciechi della propria mente e a perdersi in “filosofeggiamenti farraginosi”, come sto facendo in questo momento… A confermare quello che già sapevamo, ovvero che, nonostante le belle dichiarazioni, questo blog è e resta un esperimento più o meno malriuscito di autoanalisi, con tutto quel che ne consegue.

Credo che, in fondo, la differenza stia tutta nell’esercizio. Vale a dire: inforno torte da vent’anni e non ho mai smesso di farlo, quindi non ho bisogno di metterci tutto me stesso per farlo bene.
Per quanto riguarda la scrittura, il discorso è un po’ diverso. Da quando alle superiori ho perso il gusto di farlo, ho lasciato che quel poco di tecnica che avevo acquisito si arrugginisse (e ovviamente non ho fatto nulla per aumentarla). Per cui, sì, sono ancora in grado di scrivere in modo decente, ma per far sì che questo accada devo investirci una concentrazione di cui sono incapace…
Tutto sommato, anziché fare domande al vuoto, farei meglio a chiedermi se effettivamente ci tengo a continuare e, una volta risposto sì, far tesoro di quel che dice Marie Curie in questa vignetta.

In pratica per poter riuscire a far meglio quel che vorrei fare, devo sforzarmi a farlo più spesso (soprattutto quando non vorrei) finché non mi diventerà del tutto naturale…
Ne sarò in grado? La risposta sta in bocca all’uroboro

… la suprema illusione dell’uomo è la sua convinzione di poter fare. Tutti pensano di poter fare, vogliono fare e la loro prima domanda riguarda sempre ciò che dovranno fare. Ma a dire il vero, nessuno fa qualcosa e nessuno può fare qualcosa. Questa è la prima cosa che bisogna capire. Tutto accade. Tutto ciò che sopravviene nella vita di un uomo, tutto ciò che si fa attraverso di lui, tutto ciò che viene da lui — tutto questo accadeE questo capita allo stesso modo come la pioggia cade perché la temperatura si è modificata nelle regioni superiori dell’atmosfera, come la neve fonde sotto i raggi del sole, come la polvere si solleva con il vento.

G. I. Gurdjieff


This ain’t Shakespeare anymore, babe!

Poiché uno dei due motivi d’orgoglio di questo blog è la presentazione di materiale sempre al passo coi tempi (l’altro è la frequenza costante e puntuale degli aggiornamenti), a due settimane e mezzo dall’uscita nelle sale italiane (ma a soli dieci giorni dall’uscita USA) ecco a voi le mie opinioni tra awesome e awful sul Thor di Kenneth Branagh.
Considerato l’alto tasso di nerderia è vivamente sconsigliata la lettura ad un pubblico femminile.

“Thor di Kenneth Branagh”… fino a pochi anni fa sarebbe stato pensabile solo come motto di spirito o nelle fantasie più sfrenate dei peggiori nerd: “Pensa se facessero un film di Thor e lo dirigesse Kenneth Branagh!” “Sì! Con Anthony Hopkins nel ruolo di Odino” “FIGATA!”

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Easter Bunny Blues

... e così il demone Kandhariano prese la forma di Coniglio Pasquale. Da allora mi accompagna ovunque vado!

Ho scoperto che la mia spina dorsale non contiene sufficiente midollo per sostenere sia l’attività di pseudo-ristoratore che i miei miseri sforzi letterari (non è letteratura, ma è comunque composta da lettere, spesso disposte a casaccio).
Mentre, a dieci giorni dall’ultima pubblicazione, sto ancora aspettando che si rigeneri, voi vi beccate un segnaposto (ed io segno il primo punto a favore dell’Entropia, prima settimana senza NEMMENO UN articolo).

Riguardo al segnaposto, apprezzate quantomeno lo sforzo creativo (70 secondi su Google Images) che mi ha fatto trovare la foto di George Reeves e l’abominio uscito dall’Abisso. Avrei potuto riciclare questa

… o peggio, questa:

La cosa più triste è che non sono ancora del tutto a corto di argomenti, ma apparentemente la già monumentale pigrizia mentale si pasce della spossatezza delle membra e si arrende ai sassi e ai dardi dell’oltraggiosa fortuna…

Insomma, di cose da scrivere ne avrei anche...

Visto che sono in vena di auto-punizioni, ho aggiunto alla colonna di destra la nuvola dei tag. In questo modo le dimensioni di “Pigrizia” e “Temporeggiare” stimoleranno la vergogna e mi spingeranno a pubblicare qualcosa prima di Giugno (ma non fateci troppo affidamento).
Passato una buona Pasqua?

BONUS FEATURE

Per farmi perdonare e visto che mi han detto che è stagione di matrimoni, vi omaggio con l’immagine dell’unico matrimonio che mi guarderei in televisione: le triplici nozze tra Superman Blu, Superman Rosso e Jimmy Olsen da una parte e Lana Lang, Lois e Lucy Lane dall’altra.

Pictures at an exhibition: the art of Jack Teagle

Da che mondo è mondo epica e mitologia sono i soggetti più frequentati dall’arte figurativa; è per questo che, quando visitiamo il Louvre, dobbiamo subire sale su sale di donne obese spacciate per Afrodite o Elena di Troia, prima di vedere un quadro decente. Piaccia o meno ai non-credenti, nell’epoca in cui viviamo i miti e i poemi epici non son più quelli di una volta…
Il tipo col gatto, qui di fianco è Jack Teagle, un artista inglese  ossessionato da fumetti, film di serie B, videogiochi e lucha libre.
Nei suoi quadri dai colori vivaci e dallo stile apparentemente semplice e quasi infantile, sfilano le icone di una generazione filtrate da una visione unica e un senso dell’umorismo spesso sarcastico, talora inquietante.
Wrestlers/divinità alle prese con problemi di tutti i giorni, astrozombies schiacciati dal senso di colpa, Mario e Donkey Kong nell’incontro del secolo (“I’m-a gonna beat-a de gorilla!”). E ancora: Batman e Spider-Man, l’eterna lotta tra il bene e il male e i risvolti esistenziali inesplorati di Samus Aran.

Trovate i suoi lavori su flickr e deviantART, mentre dopo il salto potrete ammirare una selezione delle mie preferite.

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A sad tale of greed, lies and mental illness

Comprereste un quadro usato (o uno nuovo) da quest’uomo?

L’artista dal volto segnato dal proprio lavoro ma dalle mani inspiegabilmente immacolate è Robert Granito, Rob per gli amici (il cui numero diminuisce di giorno in giorno) e questa è la sua storia.

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In Respectful Remembrance of the Pioneers


In questo giorno denso di memorie, il nostro pensiero va a tutti coloro che hanno sfidato la morte (e i raggi cosmici) affinché la Razza Umana potesse finalmente raggiungere le stelle.
A distanza di cinquant’anni dal primo volo ufficiale, guardando dove stanno le stelle adesso, è legittimo avere dubbi sull’effettiva utilità di tanto coraggio… ma tant’è.
Yuri Gagarin, Alan Shepard, Scott Glenn, Ben Grimm, Reed Richards, Susan e Johnny Storm, potevate anche risparmiarvela, ma grazie lo stesso…

-ON OTHER NEWS-
Si volta per rispondere alle voci nella sua testa, rivolgendosi a una platea immaginaria di migliaia di persone.
Vi sento, la dietro: “Ma quand’è che farà un altro articolo degno di questo nome? Ma pensa di cavarsela sempre così?” Per il momento, solo le stelle lo sanno…